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Letti per Voi: Recensioni
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di Riccardo RUGGERI
“La portineria, le stanze
del potere, l’espulsione, l’imprenditore che cavalca la Grande Crisi:
traiettoria di un uomo di successo” è il lungo sottotitolo che prova a
sintetizzare la mirabolante storia professionale di Riccardo Ruggeri, ex
operaio e top manager Fiat, autore dell’autobiografico “Una storia
operaia” per Brioschi Editore.
Fabrizio Buratto
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di Serge LATOUCHE
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di Josè SARAMAGO
IL VIAGGIO
DELL’ELEFANTE
Luigi CORDIOLI
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di Lodovico Acerbis QUATTRO SQUINTERNATI E UNA NUVOLA BIANCA Manni 2009
L’autore racconta di un viaggio di cinque
amici, quattro “squinternati”, più uno ancora più “squinternato”,
attraverso il Nepal ed il Tibet attirati da quella realtà culturale e
religiosa che trasforma il loro tour, impostato inizialmente sul fascino
delle alte vette himalayane, da vacanza turistica in un viaggio di
iniziazione ai misteri della filosofia orientale, specie quella induista
e buddista.
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di Paolo ARESIHO
PEDALATO FINO ALLE STELLE Mursia – 2008 Recensione a cura di Luigi Cordioli In questo ultimo romanzo di Paolo ARESI, lo svolgimento dei fatti
è avvolto da tutta la passione che l’autore nutre per la bicicletta,
per la libertà che essa dona ai volonterosi che sfidano i rischi delle
nostre strade, per la bellezza dei paesaggi che solo questo mezzo di
locomozione ti consente di vedere. La bicicletta è il galeotto strumento
che nel romanzo porta alla luce le pieghe ambigue di una vita accettata e
sofferta, che consente di recuperare brandelli di emozioni giovanili, che
permette il ritorno spontaneo, come una visita sacrale ed interiore, ai
luoghi natii, a quel calore dal quale Marcella, la protagonista, una
insegnante in età matura che lavora in una scuola del Nord Italia, si era
allontanata in cerca di lavoro ed ora ritrova con un tuffo al cuore. La vicenda si svolge su più livelli distinti, anche se frutto di
un unico disegno interiore: quello della presa di coscienza della crisi
del suo matrimonio, quello del recupero delle memorie famigliari e quello
dell’innocenza perduta dei ricordi amorosi giovanili. Il primo è quello della rivolta interiore da parte di Marcella
che si scopre vittima sacrificale di un tipo di vita nel quale non vede
ormai più affetto, soddisfazioni sentimentali, rispetto per il suo ruolo
e si rende conto di essere stata per molti anni sacrificata in funzioni
non solo umilianti, ma addirittura servili, sia nei confronti del marito,
Christian, che con il passare degli anni mostra una sempre più accentuata
indifferenza, sia nei confronti dei figli ormai cresciuti e dimentichi dei
sacrifici materni, sia nei confronti dei suoceri, che li vede come un
severi controllori delle sue azioni e custodi della tradizionale moralità
famigliare. In quel mese di agosto, in vacanza con la famiglia, Marcella
si assenta per alcune ore e nessuno se ne accorge o le chiede qualcosa,
tanto sono sicuri che non mancherà ai suoi doveri di moglie, madre e
nuora. Questa piccola mancanza di attenzione verso di lei da parte dei
famigliari è come una puntura su una ferita che andava aprendosi e che la
spinge a riflettere su quella vita vissuta ed a scoprire che la sua
esistenza coniugale era intessuta di dolore e di sopportazione. E qui
l’autore declina un tema non affatto estraneo alle coppie mature: ma
l’amore, che inizialmente aveva unito un uomo ed una donna, finisce a
tale punto con il passare degli anni, con l’insorgere della routine e
dell’assopimento dei sensi, da minare alla radice una storia che durava
da anni, che aveva dato vita ad una famiglia? E’ questo il destino dei
matrimoni, se la donna non vuole essere supina alle sopportazioni ed agli
affronti quoridiani? Aresi lascia in sospeso la risposta, nonostante il
comportamento di Marcella, che decide di concedersi una certa libertà e
di sganciarsi dalla famiglia, lasci intravedere una risposta cruda e
positiva. Ed in ogni caso il problema è posto e non può essere eluso. Il secondo livello è quello della ricerca del proprio passato,
della propria giovinezza, delle proprie radici e delle proprie illusioni
di ragazza. Così Marcella, repentinamente, un pomeriggio di questa sua
vacanza al mare, decide di fare una gita in bicicletta al golfo di
Baratti: la giornata è bella ed invitante e le persone che incontra le
sollecitano la volontà di evadere, di scoprire se esiste un altro mondo;
l’acqua del mare è invitante; il tempo passa ed è subito buio. Tornare
da dove era partita o buttarsi in un’altra direzione? Ricordi,
nostalgie, ricerca di nuovi stimoli la spingono all’avventura sportiva
di ritornare sui luoghi natii che da molti anni non visitava più, vista
l’opposizione sorda e sprezzante del marito verso i meridionali. L’avventura comincia lungo la discesa verso il sud e nel suo
viaggio Marcella incontra una varia umanità, unita dall’amore per la
bicicletta, e, fra questa, un gruppo di anziani ciclisti toscani, di cui
due trapiantati di fegato, che da sempre si danno appuntamento per la
giornaliera sgambata ciclistica e che le confidano le loro emozioni ed i
passaggi più terribili della loro esistenza, facendo nascere fra loro e
la donna un sentimento di simpatia e di rispetto. Poi la corsa riprende
per raggiungere il paese natio dove rivede le cugine ed i nipoti, ricorda
le liti dei genitori, rientra nel passato attraverso i visi dei nonni e
delle zie morte e soprattutto rivive le ansie del giovanile amore per
Simone, un giovanotto del posto di cui, giovanissima, si era invaghita,
tanto da pensare di raggiungerlo in Germania dove lavorava, nonostante
l’occhiuta opposizione della madre. Ed è su questo tema che il ricordo
diventa bruciante quando scopre che Simone è morto, ma soprattutto che
era un poco di buono, per cui il dolore dell’amore perduto si somma alla
scoperta che era un amore malsano, che il sentimento che coltivava nel
profondo del suo cuore e della sua memoria era un sentimento malato che
probabilmente l’avrebbe ridotta, come la vedova di Simone, ad una vita
di stenti e che quindi la mancata realizzazione di quel sogno era stata
per lei una fortuna. Per cui alla ferita della scoperta della fine del suo
matrimonio si aggiunge quella di un ricordo non più puro, creando un
quadro di delusioni dove neppure i ricordi dell’adolescenza le possono
offrire conforto. Durante il soggiorno al paese natio telefona al marito
per tranquillizzarlo, per dirgli che ritornerà presto, forse spinta da un
senso del dovere verso la famiglia e dalla delusione per questo suo
giovanile amore ormai distrutto anche nel ricordo. Ma quando lo incontra,
inatteso, nel bar della cugina, dove era giunto per riportarla a casa,
sulla cenere dei lontani ricordi rinasce in Marcella il tormento di una
vita, che si avvia ad una comunione senza amore, ed un sentimento
spontaneo di ribellione, per cui prende a schiaffi il marito e se ne esce
all’aperto e, forse, in quel momento decide di uscire anche dalla vita
di Christian, del quale ormai vede sempre più il rigido paternalismo ed
il freddo perbenismo. Dopo di che riprende la sua bicicletta e da sola ritorna
indietro, passando a trovare i tranquilli ed umani amici toscani che aveva
incontrato all’andata. Verso quale scelta di vita non è dato saperlo.
Ma è certo che le scoperte che ha fatto in quella estate l’hanno
cambiata profondamente: il suo matrimonio si è consumato ed suoi ricordi
si sono frantumati, resta solo il futuro come speranza e Marcella accetta
con coraggio le scelte che le sono imposte dalle nuove consapevolezze. Romanzo ben intrecciato fra una visione generale e critica dei
rapporti maturi di coppia e la ricerca di un aiuto nei ricordi per
affrontare i problemi, quasi una discesa agli Inferi alla ricerca delle
proprie radici, ricerca che rivelerà altro dolore, sia per un tempo che
non tornerà più e sia per un mito andato distrutto, ma che la spingerà
comunque a navigare nel mare aperto delle incertezze di una nuova vita. Lo stile è scorrevole, forse più nella prima parte, dove
l’esperienza ciclistica dell’autore si fa sentire, dove lo scorrere
dei paesaggi e gli incontri sembrano più fluidi, che la seconda, dove i
tormenti della famiglia di Marcella, la sua infatuazione ed i contrasti
con la madre mostrano uno sviluppo più meditato e meno immediato. I
dialoghi sono sobri e colgono con serenità l’ombra della malinconia per
un passato che non c’è più. In definitiva una lettura piacevole che narra di una vicenda
aperta e comune a molte coppie mature e che ci parla del dolore per
acquisire una propria autonomia quando si è privati delle abitudini del
passato recente e dei ricordi giovanili, ma anche di una volontà di
riprendersi quello che resta della propria vita per cominciarne una nuova.
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di Tiziano SCARPA
STABAT MATER Einaudi, 2009 Recensione a cura di Luigi Cordioli
Dal
settecento veneziano viene fuori questa storia verosimile di un’anima in
pena che si trova collocata in un ambiente inaccessibile al mondo
esterno, nel quale le passioni ed i desideri dormono sotto la coltre di
una routine meticolosa e rigida, per esplodere dopo una lunga
incubazione in una ribellione spontanea e violenta o per assopirsi per
sempre all’interno di una quotidianità accettata e subita, di cui si
diventa, sovente, i custodi gelosi dell’ortodossia comportamentale. |